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ANTONIO CARBONE – STRATIFICAZIONI emozionali

''Il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima. Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde.” V. Kandinskij , Dello spirituale nell’arte, 1974

STRATIFICAZIONI emozionali

Nella chiave di un astrattismo puro, unica coordinata reale per Antonio Carbone è lo spazio: uno spazio mentale, inteso nella sua dimensione concettuale e teorica, che supera la tridimensionalità oggettuale per costituire una spazialità ideale. Se il Quattrocento ha conquistato la ''terza dimensione”, si può dire che le avanguardie del Novecento hanno aperto la strada alla ''quarta dimensione”, a quell’idea di movimento - imprescindibile al tempo - che fa esistere gli oggetti nello e oltre lo spazio. Frank Kupka, astrattista cecoslovacco, in linea con una certa tendenza a eludere la parcellizzazione oggettuale e ogni forma dimensionale, riconosce nella pittura astratta il medium per una temporalità rinnovata che permette a categorie politiche, etiche, sociali e filosofiche di congelarsi in un universo altro – più spirituale - nel quale i vettori spazio/tempo possono ridefinirsi nella modalità di una interpretazione visiva che scava nei meandri di una empasse emotiva, assolutamente personale, che si stabilisce con il quadro. Il ''tempo” nelle opere di Carbone è stratificato in elementi coloristici che delineano una soluzione di immobilità ieratica, essenziale, che non va confusa con staticità visiva; al contrario, i contrappunti cromatici, l’alternanza di linee e quadrati, di geometrie e ortogonalità, vibrano in una contemplazione tutt’altro che costante.

''I colori e le linee, per influenza dell’abitudine, si sono ugualmente rivestiti di un valore emozionale, indipendente dagli oggetti stessi che rappresentano.” Th. Wyzewa, Notes sur la peinture wagnérienne et le Salon de 1886

Colori e linee si sommano, si intrecciano e si alternano sovrapponendo significati e significanti in composizioni di sentito equilibrio estetico: la calma percettiva di questi quadri, che dissenta da una certa irruenza di stampo futurista, ridisegna piani meditativi e instaura con l’osservatore una confidenza riflessiva che non si riduce nell’atto stesso della visione. Al rumore chiassoso, al moto dinamico imposto dalla ricerca dei futuristi e oggi tanto avvertito come necessario nell’arte, dalla fotografia al video fino all’animazione virtuale, Carbone preferisce la pittura e il silenzio assordante della luce, unica vera protagonista in grado di irradiare di profondità e di trascendenza le sue composizione tonali: l’invisibile si manifesta come visibile, concedendo solo agli occhi della mente la facoltà di interpretare i segni di una pittura che ha volutamente dimenticato la forma. Seguendo variazioni minime, sulla tela prende vita un desiderio di introspezione interiore concretizzata nella progressiva de-materializzazione degli oggetti. Quando la realtà contemporanea sembra sentire sempre più l’urgenza di una spettacolarizzazione comunicativa, di immagini e di soggetti, Antonio Carbone prendendo le giuste distante dal pensiero dominante, figurativo e sensazionale, approda nell’arte astratta: alla crisi della figurazione, al crollo ideologico del presente, con la sua visione materialistica del mondo, l’artista risponde con una lettura del reale che, trasceso in puro colore e geometrie compositive, ritrova nella pittura la chiave per un interpretazione intima e drammaticamente emotiva della realtà. L’astrazione, felice momento della carriera artistica di Carbone, è stratificazione di tensioni che nel loro restare irrisolte, si traducono in energia espressiva in continua espansione.

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